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Dario Pegoretti, forse il più grande telaista degli ultimi 20 anni. Perchè nella sezione cicli d'epoca? Beh Dario è una realtà ancora oggi ma credo che le sue opere, si perchè non si tratta di semplici telai o biciclette ma di vere e proprie opere d'arte, collochino già Dario nell'Olimpo dei migliori telaisti di tutti i tempi. Dario è ancora in piena attività ma allo stesso tempo è già storia.

Visita al laboratorio Pegoretti del 19 febbario 2010
Ciao Dario sono Mauro da Verona, la settimana prossima posso venire da te? Vorrei conoscerti e parlare della mia futura Pegoretti.
Così inizia la mia piccola storia, con una telefonata fatta a Dario con la voce carica d'emozione.
Caldonazzo 19 febbraio 2010
E' una giornata dove il cielo sembra voler scaricare su noi piccoli uomini tutta l'acqua che il buon Dio sembra aver creato. Nuvole basse e molto traffico per strada ma sono fortunato oggi guida mia moglie. Verona, Trento, Caldonazzo, svolta destra per via Brenta e subito il caos, il traffico veloce e nervoso svanisce e sembra di tornare indietro di 50 anni. Silenzio e pace interrotti solo dall'insistente picchiettare della pioggia. Io e mia moglie entriamo in un bar per bere un caffè ed avere le ultime indicazioni su come raggiungere il laboratorio di Dario. "Dario Pegoretti? Beh se el se gira e el guarda fora dalla finestra el vede el so laboratorio". La gentile e sorridente signora del bar mi da l'ultima chiave per concretizzare il mio sogno.
Tubi orizzontali, piantoni, obliqui, macchine che stanno già dando forma a telai, tubi magri e tondi di acciaio tagliati, infilati nelle congiunzioni e saldati, o come dice Dario, brasati. Già perché all'inizio, prima dell'avvento del cannello, per saldarli li cuocevano davvero sulle braci.
Dario ci accoglie con un sorriso sincero e ci fa sentire subito come a casa nostra nella cucina ricavata nell'officina. Un caffè, un amaro e tante incredibili storie. Mi racconta la storia dei tanti telaisti sparsi tra Lombardia e Veneto, un sacco di laboratori in cui abili artigiani erano indaffarati a costruire telai a ritmi serrati. Non i soliti nomi. La maggior parte dei telaisti costruiva infatti soprattutto per conto terzi, per i più grossi e forse famosi che già godevano di maggior fortuna e fama, solo grazie alle sponsorizzazioni o a qualche azzeccata idea imprenditoriale ma che dovevano tutto a quei piccoli artigiani. Malagnini, Milani (ex suocero di Dario che marchiò anche alcune bici con il proprio nome). Si parla anche di Mario, si proprio lui, Mario Confente che egli conobbe e che gli prese le misure per una bici (Dario conserva una copia di quel foglietto). Sinceramente non so se quella bici sia mai stata fatta. Era la scuola telaistica italiana. Un nome su tutti, Cavalieri, il padre di tutti i telaisti, colui che insegnò l'arte del costruire.
Dario Pegoretti fa il telaista da quasi trentacinque anni. E' stato allievo di Luigino Milani, uno dei migliori. Attivo a Verona sino agli inizi del '90, gran talento nell'organizzare il lavoro, nell'inventarsi sistemi ed utensili per renderlo più snello e veloce, tanto che con quindici dipendenti riusciva a sfornare duecento telai al mese. Poco conosciuto al grande pubblico, anche lui lavorava molto come terzista e per i marchi migliori.
Quando la Milani Cicli chiude Dario Pegoretti si mette in proprio. Prima a Illasi, poi a Levico Terme e da qualche anno a Caldonazzo. Gli inizi non sono facili, ma Dario ha capacità, esperienza, e passione da vendere. E' uno dei primi a sperimentare con la saldatura a TIG, quando ancora nessuno sa nemmeno da che parte cominciare.
Collabora con le aziende più importanti e getta le basi di quella fama che lo porterà in breve a costruire i telai destinati ai corridori professionisti. A quei tempi sono in pochi a saperlo ma molti dei migliori corridori degli anni '90 corrono e vincono con i suoi telai.
Nel '97 inizia a firmare i telai con il suo nome e oggi è uno dei pochissimi telaisti rimasti in Italia. Costruisce telai da strada e da pista eccezionali. Il paradosso è che li vende quasi esclusivamente all'estero, il 98%. Già, perché noi italiani siamo un po' strani o forse non capiamo proprio nulla.
Dario mi parla di telai, brasature, ottone, di tempi passati, di telaisti che non sono riusciti a dare il giusto valore al proprio lavoro lasciandosi sopraffare dalla scellerata politica dei grandi marchi. Mi parla di bravi telaisti che oggi, per sopravvivere, sono costretti "a brasare" lampadari.
Le parole di Dario lasciano trasparire tanto amore per il proprio lavoro ed un velo di tristezza per una generazione di telaisti che oggi non c'è più a causa di un mercato italiano che, queste sono parole mie ma credo di esprimere il pensiero di Dario, non ha proprio capito nulla.
Oggi a Caldonazzo lavorano in tre. Dario, Pietro e Zoran. Un telaio Pegoretti è un prodotto autenticamente artigianale. Forse uno dei pochi rimasti. Tutto il processo è eseguito manualmente con la massima cura: dal taglio dei tubi alla verniciatura. Dario poi va anche oltre: studia le grafiche, si disegna da solo i cataloghi...
Tutto nella sua officina fa subito capire che nulla è lasciato al caso ma soprattutto che i suoi telai hanno un'anima.
Dario è uomo concreto e come tale è incline a smitizzare, a riportare le cose alla loro giusta dimensione. Non si stanca di ripeterti che la bici è un oggetto semplice e che la bici non deve essere solo un oggetto di culto ma va usata anzi anche un po' usurata. Deve portare i segni del tempo e di tanta fatica.
Semplici sono anche gli strumenti che usa per costruirla, che lui chiama familiarmente "tòchi de fèro", ma che in realtà sono utensili bellissimi, quasi tutti autocostruiti, che ti colpiscono per la loro essenzialità e intelligenza.
A completare il tutto c'è anche lo splendido Jack, un simpatico incrocio tra un pastore tedesco ed un terranova. Una piccola annusata (forse sente l'odore di Jay, il mio pastore tedesco) ed eccolo che si lascia accarezzare e coccolare.
La storia di Dario e le storie che Dario racconta, potrebbero riempire libri interi e chissà forse un giorno riusciremo a scrivere qualcosa insieme e a farci qualche bella pedalatina insieme. Per ora l'appuntamento è a Maggio quando "lei" inizierà a prendere forma.
Sarà una bici nuova, un modello nuovo, un'altra sua creazione ma questa è un'altra storia di cui parleremo più avanti, davanti a "lei" con Dario ed un buon caffè.
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