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Premessa
In questo articolo ed in quelli successivi, cercherò di tracciare ciò che è stata l'evoluzione tecnica della bicicletta da corsa. Ovviamente questa serie di articoli non ha la pretesa di essere esaustiva. L'enorme quantità di artigiani, soluzioni tecniche, aneddoti che si sono succeduti da fine '800 sino agli anni '80, potrebbero riempire centinaia di volumi per cui, in questa sede, cercherò di fornire solo qualche macro-indicazione per chi volesse muovere i primi passi nel meraviglioso mondo della bicicletta d'epoca.
Inizia il grande viaggio!
Si può datare intorno al 1890 l'inizio della storia delle bici moderna, ovvero la bicicletta come la conosciamo oggi. Le caratteristiche tecniche che ne delineano l'inizio sono il telaio a doppio triangolo, ruote del medesimo diametro, trasmissione dell'energia sulla ruota posteriore tramite un'apposita catena e non ultimi l'adozione di pneumatici. Prima di tale data queste caratteristiche non erano tutte presenti sullo stesso mezzo.
La bicicletta in questa nuova configurazione, rappresentò una rivoluzione nel sistema dei trasporti. Ora raggiungere mete, anche molto lontane, era veramente possibile ed il fenomeno divenne di tale portata sociale che nacquerò associazioni molto importanti come il Touring Club Ciclistico Italiano (1894).

In questo periodo nascono anche alcune tra le più famose corse a tappe e corse in linea, molte delle quali rappresentano ancora oggi delle "classiche" ma di questo ne parlerò in un'apposita sezione.

Telaio
Come già accennato, i telai utilizzati nel periodo in esame hanno già raggiunto la forma che, almeno in linea generale, conosciamo ancora oggi. Ciò che li differenziava dai telai attuali erano essenzialmente gli angoli e le proporzioni tra le varie componenti:
- Tubo sella e tubo sterzo maggiormente inclinati. Frequentemente le selle erano montate su un reggisella piegato in avanti.
- carro posteriore più lungo
- altezza da terra maggiorata del movimento centrale
Tutto questo era dettato dal fatto che le strade non erano certo quelle di oggi (anche se per certi versi la manutenzione di alcune strade moderne le rendono peggiori e più pericolose di quelle esistenti all'inizio del '900), quindi serviva un telaio che fosse più comodo e stabile che reattivo e maneggevole.
Ovviamente se analizzassimo le particolarità dei vari telai dell'epoca, potremmo scrivere pagine e pagine ma mi limiterò a fare un piccolissimo elenco di alcuni dettagli che erano tutt'altro che rari:
- telai con tubo superiore inclinato (una sorta di antenati dei più moderni sloping);
- telai formati da tubi in acciaio uniti da raccordi sempre in acciaio e uniti con la tecnica della saldobrasatura ad ottone;
- forcella anteriore con foderi di forma già ellittica e sezione costante con forcellini ottenuti per schiacciamento;
- carro posteriore costituito da tubi rotondi o ovali a sezione costante;
- forcellini posteriori, in lameiera sagomata, aperti verso l'esterno e con battuta da 110 mm;
Ruote
- Mozzi in acciaio massiccio;
- cerchi in acciaio (nella maggior parte dei casi) con 36 raggi nell'anteriore e sino a 40 nel posteriore e larghezza fino a 30 mm. In quest'epoca sono ancora rari i cerchi in legno al di fuori dell'utilizzo su pista;
- le coperture sono in gomma e già con la camera d'aria. Tra i vari produttori vale la pena di ricordare Dunlop (l'inventore di questo nuovo tipo di copertura) e Michelin. Fanno la loro comparsa anche i primi tubolari prodotti da J.F Palmer, i quali, però, sanciranno il loro definitivo successo solo dopo l'abbandono dell'utilizzo del freno a tampone.
Freno a tampone
Elemento caratteristico delle biciclette di inizio '900. In pratica attraverso un sistema di comandi a bacchetta, un tampone di gomma andava ad agire direttamente sul pneumatico. La successiva introduzione della ruota libera che permetteva velocità molto elevate in discesa, ne sanciscono l'abbandono.
Uno dei maggiori difetti di questa soluzione frenante, era la scarsa modulabilità che rendeva molto probabile il ribaltamento se non utilizzato insieme all'azione frenante esercitabile anche sui pedali e lo scatto fisso.
Sulle bici dei primi del '900, a volte, si può trovare anche una soluzione mista, a tampone sull'anteriore e a ganascia sulla ruota posteriore.
Ruota libera
L'avvento della ruota libera, prodotta già dalla fine '800 da Enst Sachs, fù una vera rivoluzione nel mondo della bicicletta. Non dover più affrontare lunghe dicese o curve pericolose costretti a pedalare in maniera frenetica e pericolosa, rappresentò certo un enorme passo in avanti anche se accolto incredibilmente con una certa diffidenza, addirittura c'era chi in Italia definiva la bicicletta con la ruota libera "macchina da pleurite", poichè sosteneva che arrivati in cima ad una salita, smettendo di pedalare in discesa, il sudore si asciugava addosso creando danni ai polmoni. Sarà solo negli anni '30 che si affermerà in maniera definitiva e totale.
Altro particolare interessante è la presenza già ad inizio '900 della presenza di sistemi di cambio ma che, ancora una volta, venivano visti dai corridori professionisti con una certa diffidenza e non sempre a torto. Da notare che il regolamento dell'epoca del Tour de France, comunque, vietava l'utilizzo del cambio!
Il giro ruota e nuove soluzioni per i freni
Le principali innovazioni tecnologiche di questo periodo furono: il giro ruota, la ruota libera con due rocchetti ed i freni che ora agiscono sul cechio e non più sulla gomma.
In che cosa consisteva il giro ruota? In pratica si trattava di scendere dalla bicicletta, allentare i galletti della ruota posteriore, sfilarla, girarla e reinserirla dal lato del rocchetto desiderato. Ovviamente tale operazione ha costretto i costruttori di biciclette a ridisegnare i forcellini che ora sono rivolti verso l'interno.

Ciò che permise di rivoluzionare il sistema frenante, fù l'introduzione di cavetti d'acciaio flessibili al posto delle bacchette. Ora i freni agiscono sul cerchio e sono generalmente fissati sui foderi della forcella anteriore e posteriore con dei morsetti. I freni più utilizzati erano i freni Bowden.
Catena e Pedali e Galletti
Catena Osmond con passo da 1/2 pollice e 1/2" x 3/32" di larghezza per la strada e Humber da 1" x 1/8 o 1" x 3/16 per la pista. Esistevano anche altri tipi di catene ma quelle due sopra elencate erano le più diffuse.
I pedali erano di dimensioni generose e dentellati su ambo i lati. Particolarmente apprezzati erano i pedali inglesi Sheffield
I galletti permettevano di smontare rapidamente la ruota per il giro ruota o per sostituire la gomma in caso di foratura. Furono una grande innovazione che soppiantò i dadi, per i quali invece era necessario disporre dell'attrezzatura adeguata per il loro smontaggio

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